Schengen vacilla, e le ripercussioni sulla libera circolazione dei turisti nell’area Ue rischiano di essere sempre più pesanti. Sono, infatti, già sei i Paesi che hanno ripristinato i controlli alle frontiere: Austria, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia e Svezia. Per ora l’Italia, che si diceva pronta a reintrodurre i controlli al confine con la Slovenia, si è chiamata fuori, ma la situazione potrebbe cambiare da un momento all’altro.

Lo elogiano tutti, il trattato di Schengen, tutti ne difendono l’utilità dal punto di vista economico e commerciale, ma la verità è un’altra: gli accordi firmati nella piccola cittadina lussemburghese nel 1993 stanno scricchiolando pericolosamente. L’ incontro di ieri tra il commissario allì’Immigrazione Dimitri Avramopoulos, i ministri all’immigrazione danese e svedese e il segretario di Stato agli Affari interni del governo tedesco, Ole Schroder, si è concluso con una sorta di comportamento schizofrenico: mentre Avramopoulos parla della reintroduzione dei controlli come di “misure eccezionali” e auspica di tornare alla normalità il più rapidamente possibile, la Svezia ha rincarato la dose decidendo di imporre il controllo d’identità automatico dei passeggeri da parte delle società di trasporto e la Danimarca non esclude di imitare la sua vicina introducendo l’obbligo con effetto immediato.

Il ritorno alla normalità sembra, dunque, sempre più difficile e si fa alquanto complicato l’esercizio di  equilibrismo, auspicato dalla Merkel, tra la necessità di ridurre il flusso di rifugiati e la volontà di preservare la libera circolazione nell’Unione europea.

La stessa Germania ha aggiunto che il numero di rifugiati in arrivo nel Paese è in continuo aumento: “Il controllo delle frontiere esterne non funziona, in particolare tra Grecia e Turchia – sostiene Schroeder -; le registrazioni non vengono fatte”. Ed è proprio la necessità di far fronte ai flussi migratori da Balcani e Mediterraneo che ha spinto Austria, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia e Svezia a ripristinare i controlli alle frontiere. Fino a quando la situazione non cambierà, avverte la Germania, gli Stati andranno avanti da soli. Il monito all’Unione europea è chiaro: Bruxelles faccia rispettare le regole, altrimenti l’Europa senza barriere rischia di trasformarsi da realtà a utopia.

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